Lavorazioni

Lavorazioni di finitura superficiale

Da sempre sinonimo di eleganza e raffinatezza, le pietre naturali del bacino estrattivo bresciano possiedono straordinarie proprietà estetiche e tecniche che le hanno rese nei secoli uno dei materiali più amati da artisti, architetti e designer.

Le numerose possibilità di lavorazione permettono di valorizzare e tutelare le potenzialità delle pietre, adattandole alle esigenze specifiche di ogni progetto e offrendo soluzioni esclusive e durature in cui la bellezza naturale della pietra si sposa con la funzionalità e l’innovazione.

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Lucidatura

Conferisce alla superficie del materiale lapideo planarità, lucentezza superficiale, specularità ed esalta le tonalità cromatiche naturali facendo emergere i contrasti dovuti alle venature. Favorisce, mediamente, una maggiore durabilità del materiale in quanto accentua la chiusura della porosità superficiale riducendo al minimo la superficie esposta ed aumentando quindi la resistenza alle aggressioni esterne.
La lucidatura si esegue con macchine dotate di mole abrasive. Il grado di finitura superficiale è in funzione della finezza dell’abrasivo. Esistono diversi tipi di macchine lucidatrici:

  • a nastro (con trasporto automatico delle lastre);
  • a ponte (con trave orizzontale scorrevole dotata di una o più teste lucidanti);
  • a colonna (o manettone manuale), per il trattamento di pezzi particolari.
In tutti i casi è previsto l’impiego finale di piatti abrasivi e, nel caso dei marmi, lucidanti quali l’acido ossalico e l’ossido di stagno.

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Levigatura

Conferisce alla superficie del materiale lapideo planarità, ma non specularità e produce un buon effetto di determinazione del colore della roccia, pur mantenendolo ancora su gradazioni opache.
La levigatura si esegue con le stesse macchine che effettuano la lucidatura, utilizzando, tuttavia, un minor numero di piatti abrasivi rispetto a quelli impiegati per la lavorazione precedente (in particolare solo quelli dotati di un elevato grado di ruvidezza).

I Vantaggi della levigatura

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Anticatura / Burattatura

Consente di ottenere elementi “consumati”, ad imitazione dell’effetto prodotto dall’usura del tempo. I metodi attualmente impiegati, variabili in relazione al tipo di materiale ed ai formati, sono fisico-meccanici. Tra questi la più utilizzata è la lavorazione detta di “burattatura”, che consiste nel sottoporre i semilavorati, già pre-levigati, a rotolamento/sfregamento, talvolta con l’uso di abrasivi, in particolari tazze vibranti, per ottenere superfici lisce e spigoli arrotondati.

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Spazzolatura

Consente di ottenere una superficie vellutata, relativamente liscia e rugosa, caratterizzata da una saturazione cromatica del materiale lapideo che si avvicina a quella ottenuta con la lucidatura. Si tratta di una lavorazione introdotta di recente, che ha sostituito l’utilizzo di prodotti chimici acidi e che costituisce un efficace compromesso tra esigenze pratiche ed estetiche. Viene eseguita con spazzole abrasive (la cui varietà determina il risultato estetico finale) montate su supporti rotanti. Nel caso di alcuni graniti, come il Porfido della Valcamonica, migliori risultati si ottengono operando su una superficie resa precedentemente ruvida attraverso la fiammatura.

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Fiammatura

Conferisce alla superficie trattata un caratteristico aspetto ruvido e scabro che rimanda all’idea della pietra a spacco naturale.
Si esegue con la fiammatrice, macchina utensile a ponte scorrevole, dotata di cannello ad ossigeno e propano inclinato rispetto all’orizzonte di 45°, impiegato per fiammare la superficie del materiale tagliato in lastre.
La fiamma ad elevata temperatura determina la dilatazione di una piccola porzione superficiale, un successivo getto di acqua fredda provoca il rapido raffreddamento dei cristalli e la conseguente desquamazione della superficie con distacco di minuscole scaglie.
Il trattamento è indicato prevalentemente per rocce a composizione quarzosa e quindi particolarmente adeguato per il Porfido della Valcamonica.

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Sistema waterjet

Utilizzato per lavorazioni ad intarsio o a incisione, conferisce alla superficie una lavorazione tridimensionale variabile. È un trattamento che avviene impiegando un getto d’acqua ad alta pressione. Il livello di rugosità varia in relazione a fattori quali: la pressione di lavoro degli ugelli, la loro distanza dalla superficie, la velocità di movimentazione, la durezza, la composizione mineralogica, la compattezza ed il colore del materiale.

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Spuntatura

È probabilmente una delle più antiche fra le lavorazioni superficiali, produce una superficie irregolare, ruvida, segnata da una serie di punti profondi che alternano rilievi e depressioni di entità variabile (spuntato fine, medio, grosso). L’effetto estetico complessivo denota una caratteristica valenza grafica accentuata dai contrasti luminosi.
Viene eseguita con macchine spuntatrici o manualmente con uno scalpello a punta percosso con martello.

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Bocciardatura

Produce sulla superficie del materiale lapideo un grado di rugosità ed una trama di punti chiari variabili in relazione al tipo di utensile impiegato (bocciardato fine, medio, grosso). In base al tipo di rilievo ottenuto saranno differentemente accentuati il contrasto superficiale e gli effetti di chiaroscuro (con gradazioni variabili con l’inclinazione dei raggi di luce).
È una lavorazione di tipo tradizionale, in passato eseguita manualmente con la bocciarda, un martello con superficie a cuspidi, ed oggi realizzata con le bocciardatrici, macchine utensili dotate di ponte a scorrimento sul quale vengono fissati i diversi attrezzi per le lavorazioni ad urto.

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Martellinatura

Caratterizza la superficie del materiale lapideo con segni allungati, valorizzati da effetti di chiaroscuro, ciascuno costituito da una breve serie di punti di dimensione corrispondente a quella del tagliente dell’utensile.
Anche in questo caso si tratta di una lavorazione di tipo tradizionale realizzata manualmente mediante l’impiego della martellina, simile al martello ma con tagliente dentato.
Quando il trattamento viene invece eseguito a macchina il risultato estetico è sostanzialmente diverso, la superficie del materiale lapideo risulta segnata da una puntinatura omogenea e regolare della superficie ed una tessitura intermedia tra la spuntatura e la sabbiatura.

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Sabbiatura

Consente di ottenere una superficie ruvida e sbiancata con una scabrosità più fine rispetto a quella prodotta dai trattamenti a percussione.
Viene eseguita con la sabbiatrice, macchina utensile che proietta sabbia silicea o materiale abrasivo in polvere ad alta pressione.

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Gradinatura

Conferisce una finitura caratterizzata da solchi paralleli con andamento irregolare. È una lavorazione di tipo tradizionale realizzata manualmente mediante l’impiego della gradina, uno scalpello piatto con tagliente dentato.

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Scalpellatura

È una finitura simile alla precedente, anch’essa caratterizza la superficie del materiale mediante la presenza di solchi con andamento irregolare. Viene eseguita manualmente con uno scalpello piatto.

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Rullatura / Graffiatura

Conferisce al materiale lapideo un aspetto ruvido dotato di piccolo solchi paralleli di larghezza e profondità variabili. Se eseguita con sistemi automatici permette di ottenere una superficie con lavorazione regolare, se eseguita a mano il risultato sarà caratterizzato da tratti leggermente ondulati ed alternati.

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Rigatura

Produce sul materiale una tessitura con aspetto rigato regolare costituito dalla fitta giustapposizione di sottili solchi alternati a creste. È una lavorazione ottenibile esclusivamente a macchina anche se si ispira nell’aspetto alla tradizionale finitura alla gradina.

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Lavorazione a piano sega

Pur non trattandosi a tutti gli effetti di un trattamento superficiale in quanto prodotta da segagione, senza ulteriori operazioni aggiuntive, si è ritenuto opportuno inserirla in questa classificazione poiché può essere adottata come finitura superficiale definitiva del materiale che, in questo caso, presenta una sensibile attenuazione del colore di fondo della tessitura, del disegno ed una planarità variabile in relazione al metodo utilizzato. Il taglio può essere effettuato:

  • mediante lama: nel caso del Porfido della Valcamonica viene anche impiegata graniglia metallica, mentre per il marmo viene utilizzata la lama diamantata;
  • mediante disco diamantato: questa lavorazione limita maggiormente la dimensione degli elementi ottenibili, legata al diametro dei dischi impiegati;
  • mediante filo diamantato: consente di ottenere anche superfici non necessariamente planari.

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Lavorazione a spacco

Si tratta di una finitura che interessa le coste del manufatto lapideo. Nel caso tale lavorazione riguardi invece solo la superficie a vista si ottiene un manufatto noto con il nome di spaccatello, impiegato piu’ comunemente per rivestimenti esterni.

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